Induratio Penis Plastica

La malattia, descritta da La Peyronie nel 1743, non ha ancora una etiologia definita. La varietà dell’esordio la evoluzione della malattia hanno reso molto complesso lo studio di questa patologia tanto che tuttora non vi sono, in letteratura, dati conclusivi sull’argomento. Questa patologia ha una incidenza abbastanza rara, circa un caso su 2000 uomini di età compresa tra 40 e 60 anni. Compare maggiormente in uomini al di sopra dei quaranta ma a volte l'insorgenza è anche più precoce. Si è osservata una maggior frequenza nei soggetti arteriosclerotici, ipertesi e diabetici.

Per comprendere meglio come si manifesta questa patologia bisogna sapere che all’interno del pene ci sono i corpi cavernosi, i quali, riempiendosi di sangue durante la eccitazione sessuale, aumentano di lunghezza, e dimensioni. Il tessuto di rivestimento, l’albuginea, si distende e si ingrossa, ovviamente, in maniera simmetrica.

Se, su una parte del corpo cavernoso, si forma una lesione fibrosa, la cosiddetta placca, allora nella dilatazione del corpo cavernoso, durante l’ erezione, quella zona subirà una perdita di elasticità e non si distenderà in maniera simmetrica e quindi determinerà una incurvatura. Il pene, quindi, in erezione, apparirà incurvato in corrispondenza della placca. Questa curvatura può avvenire verso l’alto, ma anche verso il basso o lateralmente. A volte si può determinare anche un restringimento anulare.

Le conseguenze possono arrivare fino ad una difficoltà erettiva o ad una erezione dolorosa. L’incurvamento può essere modesto ma, in alcuni casi, può essere di entità tale da rendere difficoltosa o impossibile la penetrazione.

Sintomi

Di solito l’evoluzione è rapida e il dolore generalmente precede l’incurvamento.

Nella prima fase di formazione della placca, avviene una reazione di tipo infiammatorio che può portare alla liberazione di sostanze chimiche, tipo l'istamina, che provocano dolore ogni qualvolta il tessuto infiammato viene sollecitato e quindi durante le erezioni notturne e durante le erezioni indotte e provocate nella attività sessuale.

Comunque la motivazione del consulto con l'andrologo è prevalentemente il deficit erettivo che, in genere, è un deficit di mantenimento della rigidità la cui durata diventa ridotta rispetto alla propria normale performance.

La insufficienza venosa pare sia una conseguenza della fibrosi che da una parte limita l’afflusso arterioso e dell’altra determina una incapacità di estensione totale della albuginea con conseguente ridotta compressione delle vene perforanti afferenti alla vena dorsale. La combinazione dei due eventi, arterioso e venoso, associato all' ansia della prestazione renderebbe ragione della difficoltà erettiva.

Diagnosi

Il reperto, alla palpazione dei corpi cavernosi, di un’area di consistenza aumentata costituisce un segno tipico della malattia. La localizzazione è in prevalenza dorsale, tuttavia è possibile reperire zone di addensamento del tessuto anche a livelli diversi dalla tonaca albuginea. La dimensione delle zone di addensamento è estremamente variabile, da piccoli noduli isolati di pochi mm. ad aree interessanti in modo massivo i corpi cavernosi.

È fondamentale l'anamnesi sessuale, la autofoto che va sempre proposta al paziente al fine di documentare la presenza e l’entità dell’incurvamento, la repertazione ecografia dinamica del pene per una valutazione morfologica, un eco-doppler dinamico per valutare oltre le placche e la loro misurazione anche la funzione circolatoria erettile.

Se le placche appaiono fibrotiche e danno una curvatura al di sotto dei 45° si interviene con la terapia medica. Se le placche sono calcifiche e la curvatura supera i 45° si opta per una valutazione chirurgica.

Terapia medica

La I.P.P. guarisce da sola in un numero esiguo di casi. E' facile una stabilizzazione dei sintomi che può perdurare a lungo.

Molto più spesso la I.P.P. è evolutiva verso l’estensione della fibrosi e della placca ai tessuti circostanti e con aggravamento del deficit erettivo e dell'incurvamento.

L’obiettivo, quindi, della terapia è di ottenere almeno una stasi della malattia con una sessualità soddisfacente.

Quindi ci si propone il blocco della evolutività della malattia, la diminuzione del dolore, la regressione della fibrosi con meno micronoduli palpabili, la diminuzione della curvatura e il miglioramento della performance erettile.

È opportuno intervenire prima possibile sulle placche affinché queste non determinino l'incurvamento che indica uno stadio più avanzato della malattia. Purtroppo è frequente che dallo specialista il paziente arrivi quando si è già instaurata la deformazione, il che comporta sempre una ridotta potenzialità di successo della terapia.

Sono state proposte numerose terapie con risultati incerti. La terapia è tanto più efficace quanto più iniziata precocemente e quanto più giovane è il paziente.

Attualmente il trattamento si basa su farmaci in grado di interferire sull’attività dei fibroblasti e sulla produzione di collagene. Le terapie utilizzano il tamoxifene, il cortisone, il verapamil, la carnitina, la vitamina E e recentemente è stato proposto l'uso di Oxicam, antiinfiammatorio, che dimostra di avere attività antifibrotica. Utile la jonoforesi con Verapamil e cortisonici mediante cicli di terapie con sedute a cadenza settimanale, tali sostanze possono essere ancora più efficaci se iniettate periplacca ambulatoriamente. Altre modalità terapeutiche come laser, termoterapia e onde d'urto non hanno dimostrato alcuna reale efficacia.

Terapia chirurgica

Se la curvatura del pene rende difficile o impossibile la penetrazione si può ricorrere alla chirurgia che consente di correggere la curvatura, come la corporoplastica sec. Nesbit, con un minimo accorciamento del pene. Altri interventi consistono nella incisione od asportazione della placca e copertura della albuginea con segmenti di vena safena prelevati dalle gambe o con materiale eterologo di origine animale. Questa chirurgia consente un buon raddrizzamento del pene, senza determinare accorciamento dell’asta. L’intervento chirurgico migliore è rappresentato dall’impianto protesico semirigido endocavernoso che elimina la curvatura, ristabilisce la lunghezza del pene e consente una normale attività sessuale in qualunque momento senza dover ricorrere a farmaci od ad iniezioni intracavernose.

Conclusioni

E' bene sapere che non è pericoloso avere e rapporti quando compare il dolore. Infatti, anche se l’erezione determina dolore o sensazioni spiacevoli, il rapporto sessuale non è controindicato. Certamente il paziente deve valutare la dose di piacere e quella di fastidio durante attività sessuale. Il pene curvo può richiedere manovre anche complesse per poter penetrare ma non crea nessun danno. Ugualmente è abbastanza infrequente che l’incurvamento del pene possa determinare dolore alla partner. Il più delle volte si tratta di un disagio di natura psicologica.



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